Solare termico, ecco perché ci dobbiamo credere
Di Giuliano Dall’O’
Gli editoriali dei numeri di Progetto Energia che escono in concomitanza con Mostra Convegno Expocomfort sono particolarmente stimolanti, ma allo stesso tempo non facili. Stimolanti perché nella più importante manifestazione fieristica europea del settore gli spunti non mancano, ma non facili perché il rischio di essere generalisti è elevato. E così, tra le molte tecnologie messe in bella mostra a MCE ho deciso di dedicare questo spazio che ho a disposizione alla tecnologia che, tra tutte, merita più attenzione: il solare termico.
E non lo faccio perché è in fondo questa la tecnologia che mi ha accompagnato nei primissimi anni della mia attività tecnico-scientifica, ma per una mia convinzione che va ben oltre.
Il mercato nazionale del solare termico, anche se l’Italia è al secondo posto in Europa (13% del mercato superata solo dalla Germania con il 31%), merita molta più attenzione da parte di tutti per quelle enormi potenzialità che sono state sfruttate in minima parte. Alcuni numeri aiuteranno a far capire dove voglio arrivare. Attualmente nel Paese del sole sono installati 2.700.000m2 di collettori solari termici, corrispondenti a circa 2GW e l’obiettivo al 2020 è quello di arrivare a 26 milioni di m2. Possono sembrare grandi numeri, ma di fatto non è così.
Il confronto con i fratelli ricchi, i pannelli fotovoltaici, è impressionante: attualmente sono installati circa 13 milioni di kWp che tradotti in superficie corrispondono all’incirca a 104.000.000 di m2. In pratica ogni 100m2 di superficie esposta al sole, 97,5m2 sono di fotovoltaico e solo 2,5m2 sono di termico. Sebbene il mercato italiano sia il secondo in Europa, l’analisi di alcuni indicatori evidenzia elementi di criticità: 44,6m2 di collettori solari installati in Italia ogni 1000 abitanti sono davvero pochi se confrontati con i 169 della Germania, i 351 della Grecia e i 452 dell’Austria (fonte: ESTIF).
Due riflessioni: la prima è che c’è ancora molto da fare, la seconda è che gli obiettivi sul solare termico al 2020, che se raggiunti porterebbero l’Italia nella situazione dell’Austria di oggi, sono davvero poco ambiziosi e se la programmazione parte col piede sbagliato, crescere è più difficile.
Per quanto riguarda gli incentivi il solare termico non ha certamente incontrato un trattamento di favore: resiste per un anno ancora la detrazione del 55%, unico strumento a disposizione, ma la diluizione in 10 anni è acqua sul fuoco. Le speranze rimangono ora sul Fondo rotativo per Kyoto e per il Conto energia termico, oramai entrato nella leggenda, ma intanto il tempo passa.
Il solare termico deve crescere per diversi motivi: perché ci consente di sviluppare un mercato nazionale completo, con possibile incremento dell’occupazione; perché non richiede tecnologie molto sofisticate; perché l’evoluzione tecnologica non solo dei collettori solari, ma anche di tutti i componenti del sistema, garantisce livelli prestazionali molto elevati, ma soprattutto grande affidabilità; perché l’incremento delle prestazioni energetiche degli edifici riduce sensibilmente i costi necessari alla climatizzazione invernale, mentre quelli per la produzione di acqua calda sanitaria rimangono pressoché invariati; perché si tratta di una tecnologia che non sovraccarica le infrastrutture energetiche nazionali dal momento che produzione di energia e consumo sono necessariamente coincidenti.
Parlando di applicazioni, poi, è utile ricordare che la produzione di acqua calda sanitaria, quella più diffusa, non è l’unica. Altre applicazioni del solare termico, mi riferisco in particolare alla climatizzazione estiva (solar cooling) dovrebbero essere incentivate seriamente in quanto metà della nostra nazione ha bisogno proprio del condizionamento estivo.
Considerare il solare termico come alternativa al solare fotovoltaico non è corretto, perchè si tratta di due tecnologie che non si possono confrontare. Ripensare a un rilancio del mercato del solare termico, tuttavia, dovrebbe essere un elemento chiave della pianificazione energetica nazionale in quanto ci sono tutti i presupposti per farlo. Ma, soprattutto, è un’occasione che, anche considerando la situazione economica attuale, non deve essere sprecata.








